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è colpa della pioggia

Basta, ci dicemmo ,
che la bottiglia era scolata
ci sembrava, almeno,
così ce lo dicemmo per dovere,
non di certo per piacere
 
Ma il pianto del cielo
continua a caderci sui fianchi

e ci alza i gomiti fradici

Se non so più quanti anni avevo ieri,
ebbra del tuo odore
in un tempo lungo un sorso
è solo colpa della pioggia
 

 

Dindilidon

 

Dindeledon, non vuol dire nulla
solo il canto di una fanciulla
sulla strada di Maladan
Dindeledon, acqua e limone
nei bachi del porto di Maladan.

Ha una gonna sfilacciata
la zingara scontrosa
quella che ha sempre una rosa
quella che ti ama ma non ti sposa
è lei che canta
è lei che sa cosa vuol dire
la magica parola che ti strega
sino in gola.

Ci sono soldati
nel porto di Maladan
e c'è odor di fritto al mercato di Maladan
e c'è, c'è una zingara con i capelli biondi
che canta Dindeledon
siamo zingari liberi senza fede
come chi sempre ama e mai chiede.

Un soldo per un casco di banane
due per un pesce senza squame
tre, solo tre per una fetta di bistecca
ma io rubo
rido e scappo
con l'ombra tra i capelli
e un bacio della zingara del mercato di Maladan.

Non chiederei, ora, del tuo sesso un chi

 
Avevi un corpo a nido d’anima,
un alveare di raccolta;
industriavano i pensieri un miele denso
sul giglio alto della coscia,
aperto al golfo delle labbra,
al sapore di talune bucce
amare. Il succo novello di quell’uva
portava il sigillo delle tue ginocchia
allo scoperto stame del mio fiore.
 
Quindi ti visitai
col passo delle processioni. Interno alla navata dei tuoi seni
il cuore stava cupo: nemmeno un cenno di respiro,
quasi un traguardo l’iride
- come in ogni sguardo basso - si presenta al dolore:
così ti nacque la partenza.
 
Non chiederei, ora, del tuo sesso un chi
perché poi si potrebbe della fiamma un come,
all’ombra vaga della sera
- quest’annottare sobrio
in cui m’attardo al canto -
e un dove e un quando,
ma quasi in lei, mi cedo sparso al davanzale:
come un firmamento mal raccolto in ogni vetro
o quell’incauto sciame di risposte.
 

"Come un muro a secco"

Vorrei scriver di te.
Del sogno mio: "L’avverato".
Pantocratore il tuo sorriso.
Aristocratico tuo
…il camminare. Leggi tutto »

Francobollo ...

 
Si culla il tempo aspettandoci
che tutto si compia,
la calma del ticchettio di una sveglia
ritmato come musica.
Le prime gocce di una pioggia invernale
odorano di freddo,
cancellando quell’autunno
fatto da mille colori,
nell’oscurità di un tramonto inaspettato.
Un francobollo affrancato ad una lettera
pronto per il un lungo viaggio,
le frasi intense di chi ancora parla col cuore
racchiuse in quella busta,
i sospiri di aliti premurosi , come impronte

Svegliarsi Sul Mare Tranquillo

Svegliarsi sul mare tranquillo,
accarezzato nel cuore sereno
e cullato dal calmo tepore
di un antico disteso ondeggiare,

poi di nuovo nel sogno più dolce
ritornare beato ed ignaro
come un tempo lontano ed oscuro
nel caldo dell'uovo materno.

Ancora alla veglia affiorando
ritrovare la quiete del lago
e lo spoglio silenzio del vento
che sfiora ed avvolge il tuo corpo

profondendoti pace nel sonno:
l'idillio a lungo cercato
ritrova e distende il tuo spirito
nella notte che resta per sempre.

      loripanni

Felicità mia

Cosa mi serve?
Una manciata di note che sembrino
in fila per conquistarmi,
patate che ridano dell'olio
bollente d'amore,
aria fresca e pulita
viva d'uccelli e di sole,
uno sguardo nuovo sul mondo
che aspetti d'esser scovato,
pelle morbida, calda all'incontro,
capace di distrarmi da me.

Poeti

Assorti dall'eco della poesia
navighiamo
in un mare di filature e
vergini pagine
che cercano,
stuzzicano l'anima del poeta
chiedendo versi,
limpidi e viscerali
come acque di un mondo puro
o come verbo di Dio...
Camminiamo
dunque
nella luce del verso
per dare pane alla penna,
sole a un foglio pallido...

E su quel foglio pallido
vergar la mente e l'anima,
fissando,
nel pallor estinto,
esordi e fini
del rappezzato mondo...
Fioccano i pensieri
incanutiti dal tempo
ed esuli migrano verso felpati mondi.
Lumi vaganti tra pareti spoglie
che sanno di tenerezze intinte
e tra marosi incontrano
le zingare emozioni...
 

Poetanelcuore & Rosemary3

Addii silenziosi

 

Quando capisci di aver perso un amico...non per litigi, non per incomprensioni, ma per il solo semplice fatto che non siete più compatibili...la prima cosa che vorresti fare è correre. Correre e odiare il Mondo. Ma poi lo guardi, mentre stai male, lo vedi divertito e spensierato. Ti osservi riflessa nel vetro e vedi i tuoi occhi lucidi. Lui alza la testa e vedi i suoi vuoti.

Dicemmo del sole che amavamo

Dicemmo il sole
disancora dal molo est,
sciolti i nodi della sua ora;
aspetteremmo,
se puntualmente affondasse in mare
ad ovest
 
ad ovest
dove si colgono tutti i pesci notturni
e le stelle si fanno marine
sulle alpi d’acqua.
 
Uh, le alpi d’acqua!
 
Potrebbero precipitare un cuore
ad averne modo.

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