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Poesia

Finisce il giorno

Un pensiero scoppia sulle labbra
eco delle corde del cuore
come s'espande una nuvola
che all'imbrunire si nasconde nel buio
di una notte serena e
nella luna tesa a ricoprire il suo volto.
Finita la tempesta tutto tace
tutto si concede al riposo
e anche te, musica dell'anima
doni del tuo esile canto
l'esiguo silenzio di una notte

Giusto il tempo d'un sorriso

E d'un tratto m'accorsi
d'esser felice in fondo.
Così,
giusto il tempo d'un sorriso.


Ispirata dai versi finali del componimento di Maria Grazia Vai.

Alexis
03.05.2010

Amore eterno

Ti resterò sempre accanto
anche nell’aldilà del tramonto del cuore!
Ti resterò sempre accanto
anche quando le tue parole
Colpiranno come frecce avvelenate
Il mio ventre afflitto
E distruggeranno il mio essere donna
e annienteranno il mio spirito.
Ti resterò sempre accanto
anche quando il tuo
 corpo dolente
si trascinerà insicuro
e le pieghe del viso
addolciranno il tuo sorriso già spento dai guai!
Ti resterò sempre accanto
anche quando quell’amore,
che hai nel profondo del cuore,
si scioglierà davanti al ricordo di quel giorno lontano
quando due ragazzini,in un giardino incantato,
tra i raggi di una motocicletta,
bramarono quel patto di sangue
che nulla e nessuno mai scioglierà.
E sarò accanto a te,
in quel giardino incantato,
sempre sprizzante di giovinezza,e,
da dietro i raggi di quella motocicletta,
mi scioglierò nella purezza
di un tuo bacio appassionato.

                    

B come Briciola

 accosti la sedia
piano
senza far rumore
con delicatezza

sul tavolo è rimasta
solo qualche briciola
che spazzi via
con gesto misurato

tutte - tranne la più grande
che fai rotolare
tra il pollice e l'indice
con attenzione

fuori,
stride un incongruo gabbiano
che s'accontenta di un fiume
e non cerca il mare


Sei qui allora

 sei qui allora
dietro al mio sguardo
                    alla chiostra dei denti dischiusa
nel gesto della mano
nel sogno che mi inarca il bacino
sei qui

fragrante delle essenze del tuo giardino
magico labirinto in cui mi perdo
                               [e mi ritrovo


Frettolosi amplessi.

quel mio stupido gannire
ed il tuo uggiolare
di quando nudi facevam l'amore
subito dopo esserci scoiati
coi lazzi storpi su fesse questioni.
franti con la lingua disseccata poi
riderci in faccia il piacere ch'era stato
felici che la carne
il suo pasto aveva avuto.
t'infilavi uno straccetto sopra nulla
mi tiravo su i jeans con le mutande
reciproco zip a te dietro io davanti
e quel gesto bello del riavviar capelli
nell'abbraccio di saluto appena mesto
mi ricordavi dolci momenti e quanti
riuscivamo a contare in capo d'anno
tra strappi della tela quotidiana
ancorché l'ansia la gola ci serrava
erano belli e la vita brava.

Orecchini.

Pendule stelle
ad accompagnar la linea
perfetta dell'ovale eburneo
titillano si poggiano
lievi ondeggiano.
furano lo sguardo e
beve la pupilla e cola
la vista per il collo
indugia sulla clavicola
sulla seta fine
che lo lega al petto.

Appeso ad una nuvola.

l’immagine impressa nella mente lacerata
percorsa da lampi, spogliata da ogni orpello, nuda
si raffigura ogni volta che credi di aver vinto la partita
contro quel figlio di puttana che ti attende sornione, il tempo
è così che l’inganno si disvela, lottando contro i mulini a vento
senza la corazza della finzione la tua anima si presenta inerme
il cuore non regge all’agone e cerchi scampo nella poesia
 la ragione ti cerca e trova di te solo l’immagine
mentre sei lassù, appeso ad una nuvola
 

dove ho conosciuto gli indiani?

Quando ero piccola
abitavo in una città piccola
e il mio papà lavorava
in una miniera grande

la mia famiglia
era una famiglia povera
e nella mia casa piccola
non c'erano libri né giornali

la televisione e il cinema
erano per noi un lusso
i vicini erano lontani

io giocavo sempre
in un prato grande
con un mio amico piccolo
con arco e freccia
di un ombrello vecchio.

ma adesso che sono grande
mi chiedo: dove ho conosciuto
gli indiani?

Di nuovo primavera

L’anima
alla finestra
dal chiuso
si rivolge al vento
il canto
e l’ombra dei pini
trafiggono il momento esteso
che appare fragile e falso
mentre cadendo la foglia al di là
poggia rumore silenzioso

di primavera

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